Capire la luce - Stefano Baldacci Fotografo

Per chi si avvicina alla fotografia, il concetto “capire la luce” può sembrare assurdo. Che vuol dire? La luce è quella, non è che ci sia molto da comprendere. In effetti è così. Quello che però tante persone ignorano è che non tutti i tipi di luce sono uguali e che, decidere di scattare con una certa luce piuttosto che un’altra, può fare la differenza tra una foto da cestinare e una foto da incorniciare. E’ un confine spesso sottile ma di fondamentale importanza. Ad esempio, vi siete mai chiesti perché un fotografo paesaggista esce di casa alle 06.00 del mattino anziché alle 12.00?

Facciamo un po’ di chiarezza! E’ possibile distinguere la luce in:

  • luce dura o luce morbida: una luce dura è quella che produce ombre ben definite e marcate. Al contrario, una luce morbida produce ombre “aperte” e meno definite. Un esempio di luce dura è il sole: avrete tutti notato come d’estate, magari a mezzogiorno, siamo circondati da ombre molto scure (o chiuse). Un buon esempio di luce morbida può essere invece una giornata nuvolosa: le ombre sembreranno quasi assenti o, comunque, decisamente meno importanti.
    Ma allora, quando una sorgente luminosa produce una luce  dura e quando una morbida? La differenza è fondamentalmente frutto di due fattori: la distanza della fonte luminosa dal soggetto (maggiore sarà e più sarà dura la luce) e la dimensione della fonte luminosa rispetto al soggetto (più sarà grande e più la luce sarà morbida).
    Ok, ma quale delle due è meglio usare? Dipende! Normalmente prediligo una luce più morbida (magari quella di alba o tramonto) per fotografare paesaggi o per ritratti femminili. Al contrario, una bella luce dura può conferire forza.
    La scelta è quindi molto soggettiva e va ponderata di situazione in situazione.
  • luce calda o luce fredda: semplicemente esistono sorgenti luminose più calde rispetto ad altre. La temperatura di una sorgente luminosa si misura in Kelvin. La luce di una candela misura circa 1800 K. , il sole circa 5500 K. , una giornata nuvolosa corrisponderà a circa 6500 K. e via dicendo. Ogni sorgente luminosa porterà quindi nella nostra foto una dominante calda o fredda. Da qui l’esigenza di effettuare il WB ovvero il bilanciamento del bianco. Se la nostra macchina intuirà l’esatta temperatura al momento dello scatto, otterremo una foto priva di dominanti. E se non ci riuscisse? Nessun problema! Capita frequentemente di avere scatti con dominanti calde o fredde. Se abbiamo scattato in RAW basta aprire la foto con un qualunque software di post-produzione per intervenire sul WB e andare ad annullarle.
    E’ sempre necessario avere un corretto WB nella foto? Assolutamente no! Ad esempio, cosa sarebbe un bel paesaggio al tramonto senza quella bella dominante calda che lo contraddistingue? Ecco che allora si parla di uso creativo del bilanciamento del bianco: usarlo magari per trasmettere determinate emozioni a chi osserverà la foto.
  • direzione della luce: la luce può arrivare, rispetto al soggetto, da sopra, di lato, frontale o da dietro (controluce). Ognuna di queste direzioni può essere preferita alle altre in base al tipo di foto che si vuol realizzare. Il consiglio è quello, salvo casi particolari, di limitare al massimo la luce frontale. Una foto, già bidimensionale, rischia di sembrare ancora più piatta se mancano le ombre. Al contrario, un’illuminazione laterale, è quanto di meglio si possa chiedere per dare tridimensionalità ad un soggetto. Una luce dall’alto produrrà spesso ombre poco estetiche ma che, allo stesso tempo, verranno percepite come estremamente naturali. Siamo infatti abituati ad osservare persone o situazioni con luce che arriva dall’alto. Anche il controluce, se pur più difficile da gestire in fase di scatto, può produrre atmosfere magiche.
    Anche in questo caso la scelta della direzione della luce è comunque da valutare di situazione in
  • Stefano Baldacci (author)

    Grazie a te Maria, spero possa esserti stato d’aiuto.

  • Maria

    Grazie per l’articolo 🙂

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