Il nudo artistico - Stefano Baldacci Fotografo

Dopo mesi che desideravo avvicinarmi a questo genere fotografico, complice la docenza di un professionista che stimo (Alessandro Giuffrida), eccomi qui a Roma per una sessione di nudo artistico.
Ma esattamente, cosa vuol dire “nudo artistico”?

Inizierei dicendo che non credo debba necessariamente esserci solo un’accezione di nudo artistico. Il nudo artistico è una forma d’arte e, come tale, credo si presti alla libera interpretazione di ogni fotografo.
Weston, Bill Brandt, Robert Mapplethorpe, Saudek, Francesca Woodman… solo alcuni dei grandi fotografi che hanno interpretato, in modo a dir poco strepitoso, i corpi nudi. Ognuno di loro con il proprio stile, con la propria concezione di ritratto. Basta guardare qualche loro scatto per coglierne al volo la diversità stilistica.

Giochi di forme, di contrasti. Luci che disegnano geometrie perfette e ombre che condiscono il tutto.
Il velo filo conduttore, il fil rouge che lega tutte le foto di nudo è sicuramente il sapiente uso delle luci.
I consigli che mi sento di lasciare a chi, come me, si avvicina a questo genere fotografico sono:

  • iso bassi ed esposizione spot per le luci: se lo sfondo è scuro, un’esposizione in matrix vi restituirà scatti sovraesposti;
  • pensate di più, scattate di meno: non siamo ad un match di tennis, non servono af automatico e scatto continuo. Stiamo dipingendo quadri, non abbiate fretta e concedetevi tutto il tempo che vi occorre per trovare lo schema luce più consono allo scatto che volete realizzare (perché ne avete in mente uno, vero?);
  • guardate spesso le foto scattate: soprattutto per questo tipo di foto, sono i dettagli a fare la differenza. La transizione luci-ombre, le forme dei corpi, le simmetrie… assicuratevi che tutto sia perfetto!;
  • massimo rispetto per la modella: avrete certamente notato la disinvoltura con cui la modella si è spogliata e posa davanti a voi. Bene, questo non significa assolutamente che siamo autorizzati ad avvicinarci troppo a lei o, peggio ancora, a toccarla per farle capire che pose assumere;
  • prendiamo la sessione fotografica come una buona occasione per sperimentare;
  • valutiamo da subito i “punti forte” della modella: cerchiamo di valorizzare le parti del corpo più avvenenti ed evitiamo  quelle che lo sono meno.

Con me, come sempre, la mia collega Lisa. E’ stato bello notare la diversità nel nostro approccio a questo genere di scatti (che presto mostreremo nella pagina Facebook del mio studio). Vi saluto così, con uno scatto mio ed uno suo.
Alla prossima!

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