Come sopravvivere ad un matrimonio - Stefano Baldacci Fotografo

Mi sono avvicinato alla fotografia all’età di 14 anni. Mia madre mi regalò, per la promozione, una macchinetta digitale compatta con la quale realizzavo, con risultati pessimi, qualunque genere di fotografia. Come spesso avviene però, casualmente e quasi per volere divino, si inizia a prediligere un genere fotografico piuttosto che un altro. Nel mio caso questo genere è stato il reportage. Mettere in posa le persone mi è sembrata da subito una cosa più indicata per uno scultore che per un fotografo. Il mondo non si può fermare, il mondo è fatto di persone che si muovono freneticamente dentro le proprie vite per tessere sempre nuove storie. Quando sono diventato fotografo professionista e ho deciso di occuparmi di wedding la scelta del genere con il quale affrontarlo è venuta praticamente da sola.
Decisi infatti di proporre alle coppie, per il giorno più importante della loro vita, un servizio completamente diverso da quello tipico degli anni ’80 (fatto di statue più che di storie) di cui si parla sempre più spesso: il reportage matrimoniale.
Un mio matrimonio “tipo” funziona così:

VESTIZIONE DELLA SPOSA: sveglia di buonora e di corsa a rompere le scatole a casa della sposa (normalmente dello sposo se ne occupa una mia collaboratrice), dove arrivo esigendo un caffè e fotografando tutto ciò che avviene all’interno della casa. Un occhio di riguardo va sempre alla madre della sposa e comunque all’intero nucleo familiare. Può sembrare un assurdo ma dedico a loro la quasi totalità delle mie attenzioni (fotografiche eh!). Certo, le foto alla sposa e al fantastico rito dei preparativi, vestizione, trucco e parrucco sono fondamentali ma sarà sempre meraviglioso andare a rivedere le foto nell’album con i genitori tesi ed emozionati, i parenti in trepida attesa che la sposa varchi la soglia di casa e via dicendo. Le ore passano velocemente, la tensione sale, si indossa la giarrettiera e via.
Si parte: direzione chiesa.

CHIESA: lo dico con fierezza, i preti mi adorano! Abituati all’uso di flash, luci posizionate in ogni angolo (manco fossimo ad Hollywood) gradiscono sempre il mio approccio molto spontaneo alla fotografia. Ebbene si, nel mio modus operandi non sono contemplati flash o luci aggiuntive a quella ambientale. Questo è un punto fermo per tutta la durata dell’evento.
Qui è doveroso aprire una piccola parentesi: la scelta di non usare luci nel mio wedding deriva dal fatto di non voler interferire in alcun modo con la scena ripresa; neanche per quanto concerne l’illuminazione. Il motivo è molto semplice: non voglio alterare in alcun modo la percezione di un ricordo che sto offrendo, attraverso i miei scatti, alla coppia. Una chiesa, anche se buia, offre sempre una certa atmosfera che a me non piace intaccare. Tutto qui.
La cerimonia procede spedita fino al fatidico “si” e allo scambio delle fedi, il momento cruciale per quanto concerne il rito matrimoniale. Questo è un momento imperdibile anche per immortalare il padre della sposa (fin lì sorridente e compiaciuto) che si scioglie in lacrime come  burro quando realizza che quella non è più la sua bambina. Bene, pronti per il lancio del riso e via. Gli invitati iniziano ad avere fame (anche io in realtà), meglio mandarli al ristorante. Noi restiamo a fare qualche scatto posato (che in un servizio matrimoniale DEVE comunque esserci).

SCATTI “POSATI” (in location precedentemente concordata con la coppia): evvai, si torna agli anni ’80! Sposi imbalsamati che, su mia richiesta, sfoggiano sorrisi e mi regalano improbabili pose. In ogni caso cerco sempre di mantenere comunque quella naturalezza che contraddistingue il mio lavoro e lascio gli sposini liberi di muoversi sulla scena come preferiscono. Una mezz’ora di scatti e poi basta, con lo stomaco che brontola non riesco più a esprimermi al meglio, dichiaro finita la sessione di scatti.

RICEVIMENTO: si fotografa l’arrivo degli sposi e il brindisi di benvenuto. Qui l’atmosfera è decisamente più distesa ed è bello vedere gli invitati che si tolgono finalmente la cravatta o si sbottonano l’ultimo bottone della camicia. Si inizia a mangiare, ma io non mi siedo neanche un secondo per tutta la durata del pranzo pronto sempre a immortalare le chiazze di sugo che schizzano dai piatti o le bocche degli invitati impiastricciate.
Ok, sto scherzando! Quando si inizia a mangiare anche io non sono da meno e  mollo finalmente le mie fedeli Fuji per gustarmi il menù. Questo è un altro punto fermo del mio wedding. Non amo scattare foto mentre si mangia: so che gli invitati non lo gradiscono e non vedo perchè rompere le scatole anche in quel frangente. Molto interessante, ai fini del racconto della giornata, sono invece le foto dei giochi o delle danze durante il ricevimento stesso. Meraviglioso l’attimo, che avviene quasi sempre, in cui lo sposo balla un lento con la madre della sposa e la sposa con il padre dello sposo.
Taglio della torta, lancio della giarrettiera (sfilata, solo con la bocca, dalla gamba della sposa; cose mai viste neanche al circo Orfei e che richiedono grandi doti atletiche) e, finalmente, il lancio del bouquet (a quel punto so già chi sarà la fortunata a cui offrire i miei servizi prossimamente!!!).
E’ il momento dei dolci e dei primi invitati che stanno andando via. Il matrimonio è concluso anche per me, un saluto agli sposi e… domani si rinizia.

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